Vorrei il privilegio del pellicano
che sa sfidare il vento e mira alla sua conquista
senza avere caviglie e polsi legati all’ inquietudine
di perdere la libertà di sbagliare corrente
e cadere tra gli schiaffi del mare.
Vorrei lo spazio di un ciliegio
e respirare il sale che rischiara l’ultimo freddo
posato sul mio becco da un giorno distratto.
Mi vedreste così, dite, mi vedreste così?
Mutare la stagione dei serpenti
levandomi dalle labbra e da tutte quelle pietre
che uccidono.
Non esisterà più rassegnazione
e – nonostante io non sia un uccello
e la mia incompletezza sia un rimprovero di stelle –
anche da seduto
io darò in pasto il mio petto al cielo
con la gola sradicata
che alza un grido verso la carità dell’ infinito.

Io sono pellicano
voglio dare un gesto alle mie piume, a tutte
le mie molecole.

rsk