Aspettiamo in religioso silenzio
la sirena che indica la fine dell’orario
lavorativo. Ma qui siamo più avanti dell’intero mondo
e timbriamo con la mano sul marcatempo
che ci scheda
e dalla vita lì fuori ci esula.
Aspettiamo in religioso silenzio
il portellone del tornio automatico aprirsi
a rilento, tremando
con la nube di acqua chimica che si alza
verso il soffitto, avvelenandoci giorno dopo giorno.
E noi moriamo
moriamo poco a poco con dentro ai polmoni lo scempio
di sapere che la classe operaia non va in paradiso
ma scende a ogni ora giù nell’inferno.
Aspettiamo in religioso silenzio
le particelle senza voce dell’amianto, aspettiamo
la via verso il camposanto
con solo il ferro a gridare il suo lamento.
E non c’è nessun straccio bianco pulito
ne l’accompagnamento delle voci di un coro
a lavare via le polveri dell’annientamento.

rsk